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Cosa farà Mario Draghi al Governo?

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Da quando è arrivato l’ex Presidente della BCE, chiamato da Sergio Mattarella nel delicato ruolo di Presidente del Consiglio incaricato, tutto il mondo si chiede: cosa farà Mario Draghi al Governo?

Proverò a fare delle ipotesi concrete su quali sono le sue reali intenzioni, basandomi sulle sue stesse parole pronunciate negli ultimi due anni.

Credo però che sia necessario fare una premessa fondamentale: le persone non sono bianco o nero, queste sono semplificazioni che lascio alle persone superficiali, ognuno di noi ha “50 sfumature di grigio”, per ricordare un piccantissimo libro della scrittrice britannica E. L. James.

Noi stessi, se riguardiamo i fatti più importanti della nostra vita, siamo istintivamente portati ad attribuirci tutti i meriti delle scelte positive e accampiamo mille scusanti per le scelte negative, dicendo che non erano colpa nostra.

La realtà è che la maggior parte delle scelte della nostra vita, sono frutto del caso, dell’impulso, delle circostanze, e che raramente siamo liberi e consapevoli delle scelte che facciamo e soprattutto dei risultati che otteniamo.

I fatti salienti del passato di Mario Draghi

Fatta questa premessa, comunque il nostro passato dà delle indicazioni chiare sulle scelte che volenti o nolenti abbiamo fatto, sulle persone che abbiamo frequentato e sugli obiettivi che abbiamo perseguito e raggiunto.

Facciamo un rapido elenco dei fatti salienti della vita e della carriera di Mario Draghi, :

  • nasce a Roma nel 1947, segno zodiacale vergine, dal padre Carlo, padovano, dipendente di Banca d’Italia, poi dell’IRI e infine di Bnl, e dalla mamma Giulia Mancini, farmacista;
  • dalla quarta elementare alla terza liceo frequenta l’Istituto Massimiliano Massimo a Roma, dell’Ordine cattolico dei gesuiti, dove racconta di aver acquisito il messaggio morale che “tutti noi al di là di quello che potevamo fare come scolari, al di là di quanto noi potessimo apprendere, avevamo un compito nella vita. Un compito che poi il futuro, la fede, la ragione, la cultura, ci avrebbero rivelato”;
  • all’età di 15 anni, a breve distanza l’uno dall’altra, Draghi perde entrambi i genitori e una sorella del padre si prende cura di lui e di sua sorella Andreina e suo fratello Marcello;
  • nel 1970 si laurea alla Sapienza sotto la guida di un grande maestro keynesiano, Federico Caffè, con una tesi di laurea su “Integrazione economica e tassi di cambio”, molto critica sul progetto di integrazione della moneta unica proposto da Pierre Werner;
  • nel 1971 vola, su segnalazione di Franco Modigliani, al Mit di Boston, dove avrà per compagno di studi il futuro presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, e prenderà il master sotto la guida di Stanley Fischer, uno dei banchieri centrali più influenti del decennio scorso, numero uno della Banca centrale di Israele e poi testa d’uovo della Fed;
  • rientrato in Italia, nel 1983 diventa consigliere di Giovanni Goria, ministro del Tesoro del governo Craxi;
  • tra il 1984 e il 1990 è Direttore Esecutivo della Banca Mondiale;
  • nel 1991 approda alla direzione generale del Tesoro su suggerimento di Carlo Azeglio Ciampi, allora governatore della Banca d’Italia, da dove è l’artefice delle privatizzazioni italiane, inaugurate dal famoso incontro sul Britannia per presentare alla comunità finanziaria i gioielli di Stato, a partire da SIP e STET e dalle banche pubbliche dell’IRI;
  • nel 2002 approda in Goldman Sachs e addirittura dal 2004 al 2005 membro del Comitato esecutivo del gruppo;
  • nel dicembre del 2005 Mario Draghi succede in Banca d’Italia ad Antonio Fazio, costretto alle dimissioni dopo la vicenda di bancopoli, nota come “l’estate dei furbetti”;
  • il suo obiettivo è evitare il trasferimento allo Stato delle quote di partecipazione private in Banca d’Italia, prevista dalla Legge 28 dicembre 2005, n. 262 voluta da Giulio Tremonti;
  • nel 2011 diventa Presidente della BCE e insieme al suo predecessore Jean-Claude Trichet, scrive subito una lettera-ultimatum al governo italiano per sollecitare una serie di misure economiche, che l’Italia avrebbe dovuto al più presto attuare;
  • il 26 luglio del 2012 pronuncia la celebre frase “whatever it takes” con la quale la BCE promette ai mercati di fare tutto quel che è necessario per garantire la moneta unica, iniziando con prestiti alle banche LTRO e proseguendo con il Quantitative Easing;
  • le sue politiche monetarie “morbide” sono in netta contrapposizione con la rigidità del nemico Jens Weidmann, ma condivise dalla nuova Presidente della BCE Christine Lagarde.

Fino al 2018 la sua è una splendida carriera all’interno del potere bancario e finanziario mondiale, e le sue scelte economiche hanno sempre generato grandi vantaggi per le banche ed i mercati finanziari, ma non sono servite, se non in minima parte, ad aiutare l’economia reale.

Il 16 dicembre 2018 ho fatto un post su Twitter, che ha ricevuto più di 120.000 visualizzazioni e le critiche feroci di tutti i cosiddetti esperti mainstream, che mi hanno accusato di “lesa maestà”, perché mi sono permesso di prendere un discorso di Mario Draghi e con la penna rossa, come faceva la maestra alle scuole elementari, ho addirittura corretto e cancellato gli strafalcioni economici, finendo per assegnare al Presidente della BCE un voto di incoraggiamento 4+.

Ovviamente ciò che è successo nel 2019 è frutto del caso o di una coincidenza fortuita, fatto sta che il 12 settembre 2019, in una conferenza stampa, quando era ancora Presidente della BCE ma si avvicinava alla fine del suo mandato, Mario Draghi ha rilasciato alcune dichiarazioni molto interessanti che sembravano perfettamente in linea con le correzioni che mi ero permesso di fare nel mio post su Twitter.

Per questo motivo ho deciso di scrivergli una lettera molto dettagliata per evidenziare nelle sue parole le novità in linea con le nostre analisi e proposte, e con mia somma incredulità e meraviglia, l’allora Presidente della BCE Mario Draghi, mi ha risposto il giorno dopo con una sua lettera autografa, che trovate in questo articolo https://monetapositiva.it/lettera-di-moneta-positiva-al-presidente-della-bce-mario-draghi/

Cosa potrebbe fare Mario Draghi al Governo

Proviamo allora ad individuare ed interpretare il pensiero di Mario Draghi, ma soprattutto qual è  il “compito nella vita” che il presente, “la fede, la ragione, la cultura” potrebbe avergli rivelato.

Scartiamo subito l’idea che sia venuto a fare l’esecutore fallimentare dell’Italia, cioè che si prenda la responsabilità di fronte al mondo ed alla storia, di svendere il nostro paese definitivamente al potere finanziario e bancario mondiale.

È sempre possibile si verifichi l’evento più tragico, ma credo che la sua lunga esperienza e soprattutto la sua competenza non gli permetteranno di fare una scelta così disastrosa non solo per il su paese, ma per il mondo intero. O almeno voglio sperarlo fortemente e voglio contribuire nel mio piccolo a fare in modo che questa possibilità sciagurata non si realizzi.

Il sistema finanziario mondiale ha mostrato da anni le sue debolezze e Mario Draghi lo ha capito da tempo perché ha anche cercato di porvi rimedio con soluzioni ardite di politica monetaria, come gli LTRO ed il QE, ma ha anche già ammesso pubblicamente che non sono state sufficienti.

La sua convinzione è che “la politica monetaria da sola è insufficiente per far ripartire l’inflazione e la crescita dell’Eurozona” ma soprattutto che “la politica fiscale debba diventare lo strumento principale per aumentare la domanda interna”.

Il problema è che con gli strumenti monetari attuali, la politica fiscale può aumentare la domanda interna solo aumentando il debito pubblico e questo è comunque un problema che si trasferisce sulle nuove generazioni.

Come diciamo sempre e come gli abbiamo scritto recentemente, per Albert Einstein “Non possiamo risolvere i problemi con lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato quando li abbiamo creati”.

Se abbiamo una visione di futuro basata su uno sviluppo sostenibile, dobbiamo anche essere in grado di individuare le risorse necessarie per realizzarla, ma senza violare i vincoli ed i trattati europei.

L’intervista al Financial Times

Il 26 marzo 2020, nel pieno della pandemia, l’ex Presidente della BCE Mario Draghi, ha firmato un lungo intervento sul Financial Times, in cui ha parlato di come gli stati dovevano affrontare la crisi.

Ecco il testo integrale: https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/02/a-marzo-2020-sul-financial-times-il-discorso-di-mario-draghi-che-sembra-un-programma-di-governo-quella-contro-il-covid-19-e-una-guerra-e-dobbiamo-muoverci-di-conseguenza/5750551/

Vediamo di evidenziare i punti salienti di questo intervento:

  • La risposta che dovremo dare a questa crisi dovrà comportare un significativo aumento del debito pubblico. La perdita di reddito nel settore privato, e tutti i debiti che saranno contratti per compensarla, devono essere assorbiti, totalmente o in parte, dai bilanci pubblici.
  • Livelli di debito pubblico molto più elevati diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e andranno di pari passo con misure di cancellazione del debito privato.
  • Il ruolo dello Stato è proprio quello di usare il bilancio per proteggere i cittadini e l’economia dagli shock di cui il settore privato non è responsabile e che non può assorbire.
  • La priorità, infatti, non deve essere solo fornire un reddito di base a chi perde il lavoro, ma si devono innanzitutto proteggere le persone dal rischio di perdere il lavoro.
  • Se non lo faremo, usciremo da questa crisi con un’occupazione e una capacità produttiva danneggiate in modo permanente, ma le famiglie e le aziende faticheranno a riassestare i bilanci e a ricostruire patrimonio netto.
  • L’unico modo efficace per poter raggiungere ogni singola crepa nell’economia è quello di mobilitare la totalità dei loro sistemi finanziari: i mercati obbligazionari, principalmente per le grandi aziende, i sistemi bancari e, in alcuni Paesi, anche i sistemi postali.
  • Per questo le banche devono cominciare rapidamente a prestare fondi a costo zero alle aziende disposte a salvare posti di lavoro, e poiché in questo modo diventano di fatto un veicolo di politiche pubbliche, il capitale di cui hanno bisogno per svolgere questa attività deve essere fornito dai governi, sotto forma di garanzie statali su ogni ulteriore concessione di linea di credito o di prestiti.
  • I debiti pubblici cresceranno, ma l’alternativa – la distruzione permanente della capacità produttiva e quindi della base fiscale – sarebbe molto più dannosa per l’economia e, in ultima analisi, per la credibilità dei governi. Inoltre va ricordato che alla luce dei livelli attuali e dei probabili livelli futuri dei tassi d’interesse, l’aumento del debito pubblico non comporterà costi di servizio.
  • Di fronte all’imprevedibilità delle circostanze è necessario un cambiamento di mentalità, al pari di quello operato in tempo di guerra.

Oggi, a distanza di quasi un anno, queste poche righe hanno il sapore di un autentico programma di governo, che sicuramente non sarà lacrime e sangue come le politiche di austerity di Mario Monti nel 2011, perché gli obiettivi e gli strumenti sono ben altri.

Le soluzioni che propone Mario Draghi, rimangono però all’interno delle soluzioni tradizionali che hanno generato le crisi finanziarie, perché è matematicamente inevitabile l’aumento del debito pubblico o del debito privato, o peggio di entrambi, esponendoci al rischio di crisi finanziarie continue come quella dei mutui sub-prime del 2007-2008.

È arrivato il momento di cambiare paradigma, altrimenti avremo la responsabilità di fronte alle nuove generazioni, di aver provocato la distruzione del nostro tessuto sociale e produttivo, oltre che dell’ambiente.

La nostra proposta

La soluzione esiste, Moneta Positiva la porta avanti da anni ed ha collaborato con la senatrice Sabrina Ricciardi del M5S a farla diventare Disegno di Legge n.1945 al Senato, supportata da molti altri suoi colleghi parlamentari, tra cui Mario Turco, Stanislao Di Piazza ed Emiliano Fenu.

Questo meraviglioso progetto si basa sulla banca pubblica, da anni cavallo di battaglia del M5S, e prevede la costituzione di una piattaforma elettronica integrata che permetta lo scambio dei crediti elettronici della banca pubblica, ma anche lo scambio dei crediti fiscali e dei conti di risparmio.

I crediti fiscali aumentano la capacità di spesa dello Stato, senza aumentare il debito pubblico, mentre i conti di risparmio permettono agli italiani di vedere garantito e remunerato il proprio risparmio, aiutando il proprio Paese ad uscire dalla crisi economica, senza subire i ricatti dei mercati finanziari.

Tra l’altro la nostra associazione Moneta Positiva è anche stakeholder della Cabina di Regia “Benessere Italia” della Presidenza del Consiglio, dove abbiamo presentato da tempo questa proposta, che ci permette di raggiungere concretamente un benessere equo e sostenibile per tutti.

In sintesi proponiamo di realizzare un Piano di Rinascimento Economico da 1000 mld di euro in due anni, utilizzando la piattaforma elettronica integrata per banca pubblica, monete fiscali e conti di risparmio, che è poi il Piano di Autofinanziamento Interno proposta più volte da Mario Turco e Sabrina Ricciardi.

La nostra proposta è che questo piano venga posto dal M5S come condizione di un eventuale governo Draghi, della serie prendere o lasciare:

  • se Draghi accetta è un bene per il paese perché è la nostra soluzione per uscire dalla crisi;
  • se Draghi rifiuta, avremo la prova che il suo obiettivo celato è quello di seguitare a fare solo gli interessi di banche e mercati finanziari.

Nel nostro sito il Piano di Rinascimento Economico da 1000 mld di euro è spiegato nei minimi dettagli, ma siamo a disposizione di tutti per approfondire tutti gli aspetti della proposta, soprattutto quelli innovativi e tecnologici, perché permette di realizzare finalmente una Visione di un futuro migliore per tutti noi e per i nostri figli.

Solo in questo modo possiamo permettere alla nostra economia a rialzarsi in piedi, aiutando anche tutte le imprese, le aziende e le persone normali, perché così avranno la possibilità di andare a fare la spesa con nuovi strumenti di scambio creati dallo Stato, che possono semplificare e migliorare la loro vita.

Perché LORO non molleranno facilmente, ma NOI NON MOLLEREMO MAI.

© Fabio Conditi

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Presidente dell'Associazione Moneta Positiva per la riforma il sistema monetario e la realizzazione di una moneta di proprietà dei cittadini e libera dal debito. Ingegnere edile, specializzato in progettazione architettonica e strutturale, da anni studia il sistema economico e monetario attuale, analizzando le cause della crisi economica e le soluzioni concrete e realizzabili per uscirne. Relatore in più di 150 incontri pubblici in tutta Italia, anche nelle istituzioni (2 alla Camera e 2 al Senato), ai quali hanno partecipato più di 10.000 persone. Ha realizzato anche corsi, spettacoli teatrali, interviste e trasmissioni alla radio e in TV, oltre che articoli e libri sui temi economici e monetari. Maggiori informazioni nel sito Moneta Positiva: https://monetapositiva.it/