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Moneta a debito e moneta a credito

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Nell’attuale temperie determinata dal neoliberismo, pensiero unico dominante, che è arrivato a trasformare l’antico sistema economico, fisiologico e produttivo di stampo keynesiano, in un sistema economico patologico e predatorio di stampo neoliberista, il primo problema da affrontare, per uscire dalle crisi ambientale, sanitaria e economica nelle quali siamo ceduti, è quello che riguarda il tema importantissimo, ma stranamente trascurato, della “creazione del danaro dal nulla”.

Al riguardo è da tener presente, innanzitutto, che la moneta non nasce in natura, ma è creata dalla mano dell’uomo, e, in pratica, o dallo Stato, o dalle banche, che al momento sono tutte private, e privata è anche la BCE che è oggetto di proprietà delle banche centrali private dei singoli Stati europei.

Insomma utilizziamo una moneta a debito (si pensi all’accensione di un mutuo da parte di un singolo privato, ovvero all’emissione di titoli del debito pubblico in gran parte acquistati dalle banche, e in particolare dalla BCE), anziché una moneta a credito, emessa direttamente dallo Stato (e non chiesta in prestito), che, per giunta, ha anche la capacità, come suol dirsi, di “monetizzare il debito”, cioè di pagare i debiti con l’emissione di nuova moneta e non con la creazione periodica di nuovi debiti, come oggi avviene.

E non è chi non veda che al momento attuale, per superare la crisi economica italiana, è divenuto necessario che lo Stato comunità emetta “biglietti di Stato” e cioè una moneta che non è presa a prestito dalle banche, ma è creata direttamente dal nulla da parte dello Stato medesimo.

Ciò è possibile perché la disciplina europea dell’euro ha riguardato soltanto la moneta creata dalle banche private e, né il trattato di Maastricht, né lo Statuto della BCE, dicono nulla sulla possibilità degli Stati membri di creare anche essi una moneta a credito senza quindi alimentare il debito pubblico.

Vogliamo dire, insomma, che l’ordinamento europeo concerne soltanto la disciplina privatistica dell’euro, cioè di una speciale forma di moneta, qual è la “banconota” (cioè la moneta emessa dalle banche private), che viene abilitata a circolare all’interno dell’Unione con valore legale, e non investe il potere dei singoli Stati membri di creare anche essi moneta dal nulla: i cosiddetti “biglietti di Stato”.

Ne consegue, come si accennava, che l’emissione di una moneta parallela con corso legale limitato al territorio nazionale, che ha segno algebrico opposto a quello della spesa, e quindi contribuisce all’equilibrio del bilancio (come dice da tempo anche l’economista Galloni), è perfettamente legittima.

Lo confermano gli articoli 11 e 117 della Costituzione. Infatti l’articolo 117 Cost., se al primo comma parla del rispetto degli obblighi comunitari, al secondo comma afferma la potestà legislativa esclusiva dello Stato in tema di moneta e di finanza, e l’articolo 11 prevede che l’Italia consente a limitazioni (e non cessioni) di sovranità, “in condizioni di parità con gli altri Stati, per la creazione di un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”, e non la prevalenza delle banche, che creano denaro dal nulla, sugli Stati, ai quali sarebbe sottratto questo potere, come una menzognera propaganda neoliberista ha volute far credere.

E, a proposito di questa menzognera affermazione, secondo la quale lo Stato italiano avrebbe “ceduto” all’Europa la sua “sovranità monetaria”, c’è da chiedersi in capo a chi tale sovranità sia andata a finire. Non certo all’Unione Europea, che è un Ente sovranazionale privo di sovranità e sostenuto dagli Stati membri che continuano a esprimere la loro sovranità nel “Consiglio dei Ministri”, organo dell’Unione, non alle banche centrali, le quali, come si è detto, essendo formate da banche private, sono private anche esse, né tanto meno dalla BCE, che è anch’essa privata, in quanto proprietà privata delle banche centrali private. La verità inconfutabile è che la moneta “euro” avente corso legale nell’ambito dei confini dell’Unione Europea, ha il suo fondamento giuridico unicamente nella sovranità degli Stati membri, che si esprimono nel Consiglio dei Ministri, e non in una supposta “sovranità monetaria” propria dell’Unione Europea. Tanto è vero che l’art. 50 del trattato di Lisbona prevede anche il recesso dall’Unione, e quindi il ritiro del proprio sostegno all’euro, da parte degli Stati membri, come è avvenuto per la Gran Bretagna. Se tutto questo è vero, e non si vede come lo si possa negare, è indubbio che in capo ai singoli Stati, e, per quanto ci riguarda, in capo all’Italia, è rimasto, come ripetuto, il potere sovrano di emettere una propria moneta create dal nulla: i cosiddetti “biglietti di Stato”, che sono ben diversi dalle “banchenote”, cioè dalla moneta create dalle banche private.

Dunque, al punto in cui siamo arrivati, emettere una moneta parallela, evitando di ricorrere a prestiti, che sono nodi scorsoi per le generazioni future, non solo è possibile, ma è diventato una necessità inderogabile per l’Italia.

Peraltro tale necessità è stata avallata anche da economisti di fama mondiale come Galbraith e il premio nobel Stiglitz.

© Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale