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No alla ratifica delle modifiche del MES

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Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che “finché io conto qualcosa l’Italia non accederà al Mes, lo posso firmare col sangue”, anche se in merito alla ratifica da parte dell’Italia, è più cauta perché “se siamo gli unici che non approvano la riforma blocchiamo anche gli altri …” e rimanda la questione alla discussione in Parlamento.

Fa bene quindi il Governo Meloni a non aver ancora ratificato le modifiche al Meccanismo Europeo di Stabilità, il MES, che merita un approfondimento per ciò che è e per le criticità comprese nella sua attuale versione.

Il MES rappresenta un vero e proprio sistema di predazione di sovranità: offre sostegno come prestatore di ultima istanza, a quei paesi che hanno perso l’accesso al mercato per finanziarsi e lo fa in cambio di riforme. Il fondo è regolato dalla legislazione internazionale e ha sede in Lussemburgo. Può emettere  prestiti (concessi a tassi fissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà ed acquistare titoli sul mercato primario e secondario, ma a condizioni molto severe. Queste condizioni rigorose “possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche, al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite”  e sono definite di volta in volta dal Memorandum d’intesa.

L’attivazione del MES è una condizione preliminare all’intervento della BCE quale sottoscrittore di obbligazioni del debito attraverso le OMT, Outright Monetary Transactions (operazioni con cui la Banca Centrale Europea acquista direttamente titoli di Stato dei Paesi dell’Eurozona che si trovano in una condizione di difficoltà “grave e conclamata” e questa situazione è dimostrata dal fatto che il Paese abbia già chiesto l’aiuto tramite il MES).

Il MES  si muove sulla base di un approccio cash-for-riforme, cioè i Paesi membri  ricevono prestiti in cambio di riforme economiche. Le riforme che vengono richieste ai Paesi membri, per poter accedere ad un programma di sostegno del MES sono di tre tipologie:

1 – Consolidamento fiscale, misure per ridurre la spesa pubblica, riducendo i costi della pubblica amministrazione e migliorare la sua efficienza e per aumentare le entrate attraverso privatizzazioni o la riforma fiscale;

2 – Riforme strutturali, misure per aumentare il potenziale di crescita, creare posti di lavoro e migliorare la competitività;

3 – Riforme del settore finanziario, misure per rafforzare la vigilanza bancaria o ricapitalizzare le banche.

Ma il MES non è gratis, l’Italia si è impegnata a sottoscrivere circa 125 miliardi di euro di impegni del fondo, dei quali circa 15 già versati alle casse del MES, ma soprattutto si impegna a versare gli altri 110 miliardi di euro entro una settimana a semplice e insindacabile richiesta.

Chiedere aiuto al MES significherebbe, per il popolo italiano, una disfatta totale; l’intervento del  fondo rappresenta la cessione incondizionata della  governance economica ad una tecnocrazia autoreferenziale  che sta progressivamente  depotenziando la sovranità degli Stati.

Il tutto per  salvare una Unione Europea nata male e proseguita peggio, corredata da un insieme di norme e trattati che stanno distruggendo le economie reali, impoverendo i popoli, creando disoccupazione e povertà crescenti.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità rappresenta oggi una  enorme idrovora di diritti e libertà, che con la corresponsabile negligenza o collusione della classe politica rischia di trovare spazio anche in Italia. Se poi a questo sommiamo il fatto che, i membri dell’organizzazione sono per Trattato immuni da procedimenti legali; gli atti scritti e i documenti ufficiali redatti sono inviolabili; i locali e gli archivi del MES sono inviolabili; l’ente ha come scopo quello di realizzare profitti e può avvalersi dei contributi di banche private sia per quanto riguarda le erogazioni da fornire, sia per quanto attiene le misure da chiedere in cambio ai paesi debitori, è evidente  che la sovranità dei singoli Stati membri rischia quindi di essere sostituita da una governance  economica privata, in grado di imporsi facilmente sugli organi sovrani dei vari stati nazionali.

Le modifiche al Trattato istitutivo del Mes, che ricordiamo l’Italia per fortuna non ha ancora approvato, contengono elementi di estrema pericolosità per la libertà e le finanze del nostro Paese, anche nel caso di semplice ratifica, senza richiesta di attivazione.

Nello specifico le criticità più importanti sono:

1 – la riforma del Mes sposta pericolosamente l’asse del potere economico dalla Commissione Europea al MES stesso, organismo ad oggi indipendente dall’UE e dai Trattati, che diventerebbe così un vero Fondo Monetario Europeo;

2 – i parametri utilizzati per valutare un paese viene fatta con parametri superati come il 3% Deficit/PIL, il 60% Debito/PIL del Fiscal Compact, e questo mette l’Italia automaticamente nella condizione di paese di serie “B”, mentre la Germania sarà sicuramente di serie “A”, aumentando lo spread. Tra l’altro il Fiscal Compact è stato sospeso durante la pandemia e oggi c’è maggiore consapevolezza da parte di tutti, che questi vincoli debbano essere modificati;

3 – il Paese che intendesse attivare l’intervento del Mes, dovrebbe PREVENTIVAMENTE ristrutturare il proprio debito sulla base di una valutazione di sostenibilità redatta dallo stesso Mes. Quindi di fatto la ristrutturazione preventiva del debito, diverrebbe condizione necessaria per avere l’aiuto del Mes;

4 – l’introduzione della la DSA ( Analisi di sostenibilità del debito), ovvero della valutazione di sostenibilità del debito effettuata dal Mes stesso, potrebbe , in caso di esito negativo, obbligare il Paese alla ristrutturazione  del debito sovrano prima dell’attivazione del Mes;

5 – l’inserimento in tutti i titoli di nuova emissione, delle clausole di azione collettiva dette “single limb” , sulla base delle quali, nel caso di richiesta di  ristrutturazione del debito, a votare sarebbe un’unica assemblea, in rappresentanza di tutti i creditori sovrani e possessori dei titoli di stato di tutte le serie. Questa condizione potrebbe determinare gravi problemi per chi detiene grandi quantità di titoli di Stato come ad esempio le banche italiane, che potrebbero andare incontro a perdite devastanti;

6 – la riforma del MES prevede per la prima volta la possibilità di finanziare il Fondo di Tutela dei Depositi (creato dai versamenti delle banche aderenti) se non sufficiente a coprire i costi di una eventuale emergenza bancaria. Questo è un passaggio fondamentale per la completa realizzazione dell’Unione bancaria, che non è ancora stata completata perché alcuni paesi non si fidano degli altri e ritengono che, prima di procedere con la condivisione dell’eventuale emergenza, si debba provvedere a una sostanziale riduzione del rischio, con riferimento a tutte quelle banche che detengono, in quantità rilevante, titoli sovrani dei paesi ad alto debito, spingendo perché queste riducano il loro portafoglio titoli. A ben guardare, pare proprio che il Paese per cui viene proposta questa sorta di cura dimagrante obbligatoria del sistema bancario sia l’Italia. E’ facile immaginare cosa accadrebbe se ad una contestuale riduzione degli acquisti netti di BTP da parte della BCE già in atto, si sommassero le vendite di titoli italiani da parte della banche commerciali: i rendimenti esploderebbero, i risparmiatori ed investitori avrebbero perdite mostruose e cosa ancor più grave, perderebbero la fiducia nello Stato e nelle sue istituzioni finanziarie.

I motivi per cui è necessario NON ratificare le modifiche al MES sono dunque molti e sostanziali.

Se a questi aggiungiamo il fatto che, tutto ciò che potrebbe fare il MES, lo fa già la BCE, comprando titoli del debito senza limiti, senza costi per i contribuenti, senza dover emettere obbligazioni gravate da interessi, ma creando la moneta al bisogno, A COSTO ZERO E SENZA LIMITI, si comprende che forse, l’unica riforma sensata del MES è quella che ne certifica la sua dissoluzione.

Infine noi sappiamo è un errore seguitare a trasferire sovranità verso istituzioni come il Mes, che non hanno alcun controllo democratico e che seguitano ad imporre logiche di austerity ormai palesemente fallimentari. Lo Stato può e deve creare nuovi strumenti fiscali, bancari e finanziari (crediti d’imposta cedibili, banche pubbliche e conti di risparmio) con i quali finanziare la nostra economia reale, nel pieno rispetto dei Trattati UE e senza aumentare il debito pubblico verso l’esterno, mercati finanziari e/o istituzioni europee, perché pretendono sempre in cambio, condizioni vessatorie contrarie alla nostra Costituzione e ai nostri interessi nazionali.

Fabio Conditi e Stefano di Francesco

Presidente e Vice-Presidente dell’associazione Moneta Positiva