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Draghi e la Fine del Partiti Politici in Italia

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Proviamo a spiegare, partendo dai problemi economici dell’Italia e dalla “soluzione Draghi”, come il nuovo premier governerà l’Italia per i prossimi anni e i partiti politici siano finiti, anche se ancora non lo sanno.

Questa tesi è già ora sostenuta intuitivamente da alcuni come ad esempio Dagospia, ma può essere articolata facendola discendere da un analisi della soluzione Draghi per l’economia italiana, che molti ancora sottovalutano e non capiscono, ma che si era provato a spiegare fin da marzo con un pezzo sul Sole24 ore con Paolo Becchi ad esempio L’unica e inevitabile soluzione è Mario Draghi – Il Sole 24 ORE (e poi altri).

E’ diffusa l’opinione che Draghi voglia restare premier solo un anno per poi concludere la sua carriera da Presidente della Repubblica, senza quindi incidere troppo nella vita politica italiana. E’ invece molto probabile che governerà l’Italia fino a quando l’età non si farà sentire e che i partiti politici attuali verranno ridotti ai margini da una nuova formazione politica che entro breve verrà creata per Draghi sul modello usato in Francia per Macron. Questo risultato è possibile e anzi molto probabile perchè Draghi non si limiterà a gestire meglio il Recovery Fund e mettere personaggi più capaci nei Ministeri chiave, ma risolleverà per la prima volta dal 2009 l’economia italiana in modo significativo sorprendendo molti.

Draghi innanzitutto beneficerà ora della fine del Lockdown, evidente dal fatto che in USA con Biden stanno riaprendo e da quello che improvvisamente sta succedendo sui media italiani, dove per la prima volta in 11 mesi si invitano ovunque medici che spiegano che il Covid si cura senza molti problemi con una terapia di farmaci, senza bisogno di fermare il mitico contagio con l’assurdo lockdowna

Draghi beneficia poi, come è ovvio a tutti, della fiducia istantanea che suscita tra gli imprenditori, managers e chiunque abbia qualche attività o responsabilità economica, specialmente grazie al confronto impietoso con i governi ultimi e in particolare l’ultimo che ha battuto tutti i record di incompetenza.

Queste due cose, finirla con il lockdown e avere la fiducia del mondo produttivo e finanziario (anche estero) da sole valgono alcuni punti di PIL che Draghi ha già in tasca, ma non bastano.

Se Draghi si limitasse a gestire meglio i soldi del deficit ora più ampio e quelli del Recovery Fund, data la perdita di PIL italiano stimata tra l’8% e 9% non risolleverebbe in modo significativo l’economia, specialmente a confronto con le altre europee.

Ma Draghi ha anche in mano una carta facile da giocare, che gli altri politici finora non hanno mai compreso, cioè creare denaro tramite il credito. Curiosamente Draghi lo ha scritto nero su bianco sul Financial Times due volte e però non sembra che si sia fatto lo sforzo di leggere quello che invece la stampa estera chiamava “Draghi Manifesto”. Come si vede qui da questo passaggio tradotto in italiano, Draghi è stato chiaro:

Questo è un approccio alla soluzione della crisi di tipo finanziario e monetario. Ma è coerente con il fatto che appena prima di uscire dalla BCE nel settembre 2019, ha parlato della MMT  come di un’idea nuova da prendere in  seria  considerazione

Molti si aspettano invece che Draghi farà cose come quelle che aveva indicato nel 2011 quando era governatore di Bankitalia (vedi la sua ultima relazione cf10_considerazioni_finali.pdf (bancaditalia.it) e cioè cercare di tornare al pareggio di bilancio con  tagli di spesa pubblica corrente e con le  mitiche “riforme strutturali” per aumentare la produttività e poi però gestire meglio di quanto potessero fare i politici gli investimenti del Recovery Fund.

Se si limitasse a questo l’effetto positivo sarebbe limitato dato lo stato di depressione della nostra economia, anche con l’effetto fiducia, maggiore efficienza gestionale diciamo così e fine del Lockdown.

E’ invece logico che (senza dirlo ovviamente in modo esplicito) il nuovo governo per così dire “seguirà la MMT” come hanno fatto (implicitamente) quasi tutti i governi del mondo dopo il Covid e cioè creerà denaro in quantità per risollevare l’economia italiana. Come si sa, la MMT sta avendo successo nel mondo come ricetta perché la tesi fondamentale è che si possono, anzi si devono fare ampi deficit pubblici senza particolari problemi di inflazione e svalutazione. Nel noto libro di Stefanie Kelton, pubblicato ora in italiano, si mostra che l’austerità è priva di senso perché “non c’è una semplice relazione preordinata tra disavanzi pubblici e tassi di interesse” (pp. 188 e seguenti) e inflazione. Tutto dipende dalla disoccupazione e dall’ utilizzo delle risorse. Se molta gente che potrebbe lavorare non lavora e molte aziende hanno pochi ordinativi allora si può aumentare il denaro che circola tramite deficit pubblici.

In Italia come si sa da Monti in poi abbiamo fatto il contrario perché si temeva il Debito Pubblico. I nostri professori di economia, in maggioranza, anche oggi continuano a ripetere che con ampi deficit pubblici prima o poi scoppierà l’inflazione e bisogna cominciare già ora a ridurli. Liquidano la MMT come una teoria confusa che ignora che aumentare la moneta fa sempre prima o poi aumentare l’inflazione.

Si aspettano quindi che Draghi riporti i “conti in ordine” passata l’emergenza, cioè riduca il deficit pubblico italiano che è arrivato all’8% del PIL dall’anno prossimo.

Con il lockdown è però sotto gli occhi di tutti che tutti i governi del mondo hanno risposto facendo enormi deficit pubblici, dal 10 al 15% del PIL ovunque, dal Brasile al Giappone, al Canada,  allo UK,  agli USA e l’inflazione è mediamente zero (leggermente negativa Giappone, leggermente positiva in America e Cina). Per quanto riguarda la svalutazione i paesi che più hanno aumentato il debito pubblico sono il Giappone, gli USA e lo UK in percentuale e non si è vista nessuna particolare svalutazione di dollaro, yen e sterlina. Di conseguenza, se si scorrono ora il Financial Times o Bloomberg si trovano articoli a volontà sul fatto che i “governi fanno MMT” o le Banche Centrali hanno fornito supporto (con la loro politica di QE che finanzia in pratica i deficit pubblici in modo indiretto) ai proponenti della MMT (vedi ad esempio The Fed Has Given MMT Proponents Ample Ammunition (bloombergquint.com)

La realtà dell’economia attuale e dei mercati finanziari non scoraggia però i professori di economia che da decenni predicano i pericoli dei deficit, del debito pubblico e delle soluzioni monetarie e indicano le mitiche “riforme strutturali” e la mitica produttività come unica soluzione

Purtroppo per i vari Gianpaolo Galli, Marattin, Bisin, Boldrin, Monacelli, DeRomanis, Mario Monti, Oscar Giannino e altri commentatori che occupano la pagine del Sole24ore o Corriere, la realtà li ha smentiti in modo clamoroso durante il 2020. il debito pubblico complessivo dei paesi avanzati è esploso, ha toccato il livello massimo dagli anni ‘40, ma ovunque l’inflazione è vicina a zero nonostante persino le Banche Centrali da anni dichiarino che il loro obiettivo è farla salire.

Mario Draghi sembra invece aver avuto una conversione se si guarda a quello che ha fatto come governatore della BCE. Come tutti sanno con il suo famoso slogan del “Faremo qualunque cosa necessaria” (“Whatever It Takes”) ha spinto e ottenuto qualcosa che non era previsto nei trattati UE e cioè ha fatto finanziare i deficit pubblici creando denaro dal niente.

Questi tre mila miliardi che la BCE ha messo nel suo bilancio con Draghi sono miliardi creati con il computer, dal nulla. E come si sa, hanno in pratica finanziato l’intero aumento di debito pubblico dell’eurozona perché è aumentato circa della stessa quantità. Draghi ha anche risposto in conferenza stampa a chi glielo chiedeva che la BCE ha una quantità illimitata di denaro a disposizione, che non ci sono vincoli per la BCE.

Quindi si è creato molto denaro, quasi 5mila miliardi dal 2014 ad oggi e quasi il 60% del PIL dell’eurozona complessivamente se si considera dall’inizio dell’euro, e lo si può anche fare senza vincoli. Non è denaro “stampato”, ma creato in forma digitale e non è distribuito direttamente alla popolazione, ma usato per comprare titoli sui mercati.

Dove si verifica allora questo “legame tra moneta e prezzi” di cui parlano professori come Franco Bruni, Tommaso Monacelli, Boldrin ecc… dove accade che la creazione di denaro porti ad un inflazione eccessiva e disastrosa per l’economia ? Certamente non nell’Italia delle ultime due generazioni.

Dato che il debito pubblico sale sempre ed è oltre il 100% del PIL sembra che lo Stato spenda troppo.

In realtà è vero il contrario. Dal 1995, quindi da 25 anni, lo Stato sottrae denaro, moneta – diciamo potere d’acquisto per non invischiarci troppo nelle definizioni – all’economia, perché ogni anno tassa di più di quello che spende (“avanzo primario”). E siamo stati gli unici al mondo a ridurre in questo modo la quantità di denaro che circolava nell’economia a forza di tasse. Di questo dovrebbero tenere conto quelli che vorrebbero diminuire le tasse, ma guai a parlare di deficit pubblico.

Il termine “avanzo primario” sta per “prima degli interessi” che lo Stato paga su BOT e BTP. Questo saldo “prima degli interessi” è quello che conta, perché gli interessi sono una spesa che per la maggior parte non torna ad imprese e famiglie. Negli anni dell’euro gli investitori esteri hanno comprato metà dei BTP (non dei BOT e CCT che rendono meno) e sono arrivati a incassare almeno un terzo delle cedole. Poi c’erano assicurazioni e banche italiane e Bankitalia che incassavano gli interessi e anche i loro non tornano alle famiglie per essere spesi. Solo una frazione di famiglie perlopiù benestanti che deteneva BTP e BOT tramite (quasi sempre) fondi riceveva una parte degli interessi. Di conseguenza, lo Stato italiano – caso unico al mondo come si vede dal grafico – da una generazione spende sempre di meno di quello che tassa. Per cui è da una generazione che lo Stato italiano sottrae denaro (e moneta che dir si voglia) all’economia reale.

Questo fatto basilare non figura praticamente mai negli articoli pubblicati sul deficit pubblico, ma è la chiave per capire perché in Italia le cose vadano male da più di venti anni. Se le famiglie e le imprese ogni anno pagano di tasse più di quello che lo Stato immette nell’economia spendendo, queste poi spendono e investono meno e il PIL non cresce. Inoltre il mercato immobiliare resta depresso, di conseguenza anche le banche (per le quali gli immobili sono il vero business) tagliano il credito e l’economia declina.

Ma perché abbiamo questo debito pubblico che è in effetti più alto di quello di quasi tutti i paesi industriali eccetto il Giappone?

Lo Stato ha pagato sempre tantissimi interessi da quando ha smesso di farsi finanziare dalla Banca Centrale nel 1981, ha pagato per la precisione 4,200 miliardi di interessi cumulativamente e dato che il debito pubblico è di 2,600 miliardi questo vuole dire che il debito è dovuto solo all’usura, per così dire, all’accumulo di interessi su interessi. Questo è un dato clamoroso, tutto il debito pubblico è dovuto solo agli interessi composti che si cumulano come succede con i prestiti usurai. Anche questo non appare mai negli articoli degli economisti ufficiali.

Prima del 1981 lo Stato pagava pochi interessi, anzi in termini reali, al netto dell’inflazione pagava interessi negativi perché si faceva finanziare dalla Banca Centrale che li calmierava. L’inflazione era arrivata al 10% e anche per un paio di anni al 15% ( peraltro come in buona parte del mondo).

In realtà però nei famigerati anni Settanta dell’inflazione in Italia, la crescita del reddito reale procapite era ottima, quasi uguale a quella degli anni Sessanta e pari a quella degli anni Ottanta. Non è nemmeno vero che una inflazione oltre il 10% soffoca l’economia perché un semplice sguardo all’andamento del reddito reale in Italia dimostra che non è così. Anzi, è stato il periodo di inflazione sempre più bassa degli ultimi venti anni che ha coinciso con una depressione e declino.

L’economia che si insegna oggi -e che purtroppo domina nella cultura economica italiana – sembra quindi di scarsa utilità pratica per chi non viva in Sudan o in Venezuela. Quando l’inflazione era intorno al 10% questo non ha impedito la crescita della produzione e del reddito reale. E da 40 anni però non si verifica più nessuna inflazione e i tassi di interesse nominali sono a zero e quelli reali anche sotto zero, nonostante ampi deficit ora monetizzati di nuovo da BCE e altre Banche Centrali

In Italia e l’evidenza storica, illustrata per esempio nella “Storia Monetaria d’Italia” di Fratianni e Spinelli, è che dal 1862 al 1980 lo Stato italiano ha finanziato il 54% dei suoi deficit complessivamente con moneta, con finanziamenti della Banca centrale. E fino a quando si è fatto così, fino ai primi anni Ottanta, l’economia è cresciuta alla pari e meglio delle altre. Anche nei periodi di inflazione elevata.

Perché famiglie e imprese di un paese siano in grado di spendere e investire occorre che si immetta una certa quantità di denaro nell’economia ogni anno, che si finanzi l’economia costantemente, o tramite deficit pubblici monetizzati o tramite denaro creato dalle banche tramite il credito. Questo non era vero nel Settecento quando si usavano monete metalliche, ma l’economia moderna, non quella del Sudan o dello Zimbabwe, si fonda sul credito e le banche e per poter pagare le rate e gli interessi ogni anno bisogna che i mezzi di pagamento aumentino.

Il motivo di questa situazione è che il debito complessivamente (tra Stato, famiglie e imprese) è nei paesi industriali pari a tre volte il PIL e se il denaro che circola non aumenta non si riescono a pagare rate e interessi. Nei tempi antichi o nei paesi con una economia più primitiva basata su cash è diverso, ma nei paesi avanzati quasi tutto il denaro che circola è anche debito. E perché si possano pagare rate e interessi ogni anno occorre che la quantità di denaro che circola aumenti.

La controprova di questo concetto è in questo grafico del credito a famiglie e imprese. In Francia, ad esempio, è più del doppio rispetto all’Italia per cui da loro circola denaro a sufficienza nell’economia e questo spiega come mai, pur avendo produzione industriale inferiore alla nostra e un deficit estero cronica la Francia abbia tenuto il passo in termini di PIL con la Germania

Questo spiega come mai la Francia pur avendo produzione industriale inferiore all’Italia, spesa pubblica al 56% del PIL, tassazione del lavoro elevata, deficit estero cronico, finora abbia aumentato il PIL e il reddito procapite anche con l’euro. Nel loro caso hanno finanziato l’economia con una continua espansione del credito più che con i deficit pubblici.

Il mondo occidentale (e non solo quello in realtà, perché la Cina ha aumentato da 7 mila a 40 mila mld in dollari i suoi aggregati monetari e il Giappone ha debito pubblico al 260% del PIL) ha usato un modello economico di continua espansione del credito e del debito. La quantità di denaro che circola è stata fatta sempre aumentare, con un massiccio intervento di creazione di moneta sia delle Banche Centrali che dalle banche. Soltanto in Italia si è voluto fare diversamente.

Non c’è nessuna ragione per continuare con questa politica suicida degli avanzi di bilancio, cioè di un governo che tassa di più di quello che spende e riduce il denaro nell’economia ogni anno. Tanto più in un paese dove il sistema bancario da quasi quindici anni ha smesso di finanziare l’economia (per le imprese il credito è stato tagliato da 940 a circa 670 miliardi). Il problema numero uno in Italia non è la mitica “produttività”, ma lo scarso finanziamento all’economia.

Andrebbe anche aggiunto che il vincolo di bilancio ha impedito allo Stato di intervenire a sostegno delle banche italiane in crisi dopo il 2008 come negli altri paesi lasciando che tagliassero il credito indiscriminatamente alle imprese italiane (-25% in dieci anni).

Nel mondo i tassi di interesse sono scesi quasi a zero ovunque, anche un BTP a 5 anni ora costa zero e i governi di fatto hanno finanziato enormi aumenti di debito pubblico, indirettamente, tramite le Banche centrali, dimostrando che in caso di bisogno un governo può aumentare i deficit pubblici senza problemi.

Solo la povera Italia è rimasta esclusa dalla soluzione che tutto il mondo pratica da tempo, cioè aumentare costantemente il finanziamento all’economia, anche se si traduce in aumento del debito complessivo, privato e anche pubblico.

Ci sono tutti gli indizi però che Draghi comprenda molto bene queste: lo testimonia quello che ha fatto alla BCE e le due dichiarazioni e articoli recenti citati

La soluzione che è probabile arrivi con il suo governo è quindi di: a) mantenere deficit pubblico molto ampi, molto maggiori del 3% e probabilmente intorno all’8% del PIL per altri due anni b) indurre le banche, come ha spiegato sul Financial Times, tramite una serie di iniezioni di capitale e garanzie pubbliche a riaprire i rubinetti del credito a imprese e famiglie. Gestire qualche decina di miliardi all’anno del Recovery Fund in modo produttivo, ad esempio per infrastrutture snellendo la burocrazia può essere ovviamente utile. Ma se in più mantieni i deficit pubblici intorno a 100 miliardi l’anno e fai creare credito di tutti i genere alle banche per altri 100 miliardi allora hai veramente un impatto sull’economia italiano ora ridotto sui 1,500 miliardi di PIL.

Questo “combo” di tre cose, miliardi del Recovery fund, deficit pubblico molto ampi ancora per due anni almeno e riapertura del credito è qualcosa che si può tradurre in uno stimolo fiscale e creditizio come l’Italia non ha mai visto da decenni.

Questo assicurerebbe il successo di Mario Draghi perchè anche lui avrà bisogno di risultati concreti e non solo della reputazione e fama ottenuta nei suoi incarichi passati per convincere milloni di italiani che finora sono sempre stati delusi dai “tecnici” del passato come Dini, Ciampi, Prodi e Monti.

Ci sono però come abbiamo provato a spiegare tutti gli indici che Draghi arrivato alla fine della sua carriera abbia compreso che in questo momento puoi fare in Italia quello che dopo tutto si fa nel resto del mondo, creare denaro con tutti i mezzi, che siano ampi deficit pubblici monetizzati da Bankitalia con il QE e un aumento del credito.

Che sarà così lo vedi forse dalla reazione della borsa dove le società di costruzioni stanno salendo dal momento che Draghi è stato nominato e così anche le banche.

Se Draghi sfrutterà il suo enorme ascendente sul mondo economico e finanziario italiano ed estero e sui partiti attuali soggiogati ai suoi piedi, potrà avere un grosso successo in economia. I partiti lo hanno messo al potere sperando che togliesse le castagne dal fuoco nel momento in cui devono riprendere i licenziamenti, pignoramenti, sfratti, fallimenti. Ma la delusione e frustrazione degli italiani rispetto alla politica degli ultimi anni è profonda e così la preoccupazione per il futuro dell’economia.

Draghi avrà successo immediato, partire dal Lockdown che a lui sarà facile togliere, e poi con grandi deficit che lui ha la credibilità di fare e per finire con far riaprire il credito alle banche. Tra un anno allora sarà un gioco da ragazzi per i grandi media di Cairo, Elkann, DeBenedetti e Berluscon parlare di un partito Draghi e i candidati non mancheranno, benedetti dal sommo artefice della rinascita economica italiana, Draghi Mario.

I partiti attuali verranno spodestati facilmente, molto più facilmente di quanto abbia fatto Macron in Francia con gollisti, socialisti e LePen. Perchè Draghi ha molta più esperienza e credibilità di Macron e i partiti italiani hanno lasciato marcire l’economia italiana per decenni e hanno molta meno credibilità di quelli francesi (dove tutto sommato l’economia è sempre cresciuta)

Se questo scenario economico qui delineato è verosimile, stiamo entrando nell’era Draghi per i prossimi anni. I partiti verranno sostituiti dal “CEO” (grande manager) tecnico e finanziario, di grande esperienza e reputazione. Ma non perchè la gente creda ai curriculum passati, perchè poi all’atto pratico avrà effettivamente compiuto un piccolo miracolo economico rispetto ai danni che i vari politici eletti di destra e sinistra in tanti hanno hanno causato.

Ma questo miracolo non è in realtà un miracolo, perchè come abbiamo cercato di spiegare, tenere ampi deficit pubblici e farli monetizzare e far espandere il credito soprattutto, è la ricetta di tutti gli altri paesi avanzati, dagli USA alla Cina al Giappone allo UK alla Francia. Sono stati i nostri politici illetterati di economia moderna che si limitano a leggere i commenti ed editoriali su Corriere e Sole24ore e farsi dire cosa possono fare da Bruxelles che hanno scavato la fossa all’economia italiana. In Spagna, Portogallo e Francia tanto per fare gli esempi più vicini a noi, non si sono fatti intrappolare e hanno spinto sempre le banche a creare credito. In terminio pratici il credito a famiglie e imprese in Italia è il 110% del PIL e in Francia e altri paesi oltre il 200% del PIL. Come abbiamo visto, agire sul credito è il punto centrale di quello che Draghi ha proposto per l’Italia sul Financial Times. Non è quindi una ricetta radicale o miracolosa, ma quello che si fa nel mondo. Perchè creare denaro tramite la Banca centrale che monetizza deficit o tramite le banche che espandono sempre il credito è la ricetta su cui gira l’economia moderna.

Per motivi che sarebbe lungo discutere, questa nozione viene sempre oscurata nei commenti e analisi degli esperti economici italiani e poi i politici che si fanno condizionare da loro hanno risultati disastrosi. Ci sono invece indizi molto chiari che Draghi a 73 anni e con una grande carriera alle spalle non voglia rischiare la reputazione ripetendo i disastri di un Mario Monti o anche dei “tecnici” degli anni ‘90. E’ nel suo interesse personale sfruttare la reputazione e il credito acquisito per fare la cosa di buon senso, usare deficit pubblici e credito bancario per far circolare più soldi nell’economia. Ignorando tutto il nonsenso a cui da decenni siamo abituati sui pericoli di inflazione per le soluzioni monetarie. Le soluzione monetarie, creare più denaro, è quello per cui Draghi è passato alla storia alla BCE e quello che ha ora predicato nei suoi due articoli.

E’ logico aspettarsi che questa sia la strada del suo governo e come abbiamo spiegato funzionerà, per il semplice motivo che è quello che si fa negli altri paesi da decenni e che per una combinazione di ignoranza, incompetenza e servilismo anche in Italia i politici non hanno fatto.

Il risultato però sarà che il super-manager Mario Draghi con il suo improvviso successo economico che va anche oltre le aspettative, sarà poi il deus ex machina della politica italiane e al suo confronto i partiti attuali saranno d’ora in poi marginali.

© Giovanni Zibordi

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Giovanni Zibordi
Giovanni Zibordi ha conseguito un MBA presso la UCLA Anderson School of Management, cinque anni di esperienza di consulenza presso le migliori aziende (Mars & Co., Booz Allen Hamilton) e 12 anni nei mercati finanziari come analista, trader e creatore di Cobraf.com. Partner fondatore del sito web di informazioni finanziarie Cobraf.com che offre informazioni su azioni, valute e materie prime, nonché panoramica generale del mercato e analisi delle tendenze. Transazioni di portafoglio replicate in tempo reale. Specialità: conoscenza del mercato internazionale Analisi dei fondamentali e degli eventi economici e mondiali Aggiornamenti in tempo reale sulle tendenze del mercato Con Marco Cattaneo ha scritto il libro "La soluzione per l'euro"